Il prete, paradossale sottoposto di Vincent, mi ha indicato dove dovrebbe essere il suo capo, e anche piuttosto velocemente. Che potessero sfruttare una chiesa per lo smercio di materiale illegale è un’idea che non mi è balzata subito alla mente, ma abbastanza ovvia.
Lasciato svenuto a qualche isolato di distanza, mi avvicino al palazzo incriminato. Se sono fortunato, Candice è già li. In caso contrario, solo un miracolo può farmi concludere questa notte nel migliore dei modi.
Getto il resto della sigaretta sull’asfalto e mi avvio dentro l’edificio. Arrivare ai piani alti non è faticoso, mi basta evitare quelle persone che stanno correndo all’impazzata giù per le scale e nei corridoi. Non chiedo cosa succede, non fermo nessuno di loro, perché sono stato baciato dalla dea della fortuna. Candice è qui.
Percorro in fretta quegli spazi ormai deserti e comincio a sentire i rumori degli spari… devo accelerare il passo, devo essere più veloce delle pallottole che potrebbero colpirla. Una vita lasciata a morire, una vendetta che si consuma nel punto più alto di una città che ha macchiato nel sangue le ragioni e le speranze di tutti coloro che hanno desiderato slegarsi dalla sopravvivenza e dalla paura…
Questa notte cadranno in molti.
Vedo dei lampi di luce, un paio degli uomini di Vincent stanno sparando all’altro capo del corridoio. Mi avvicino, coperto dal rumore delle pistole, e sparo due colpi ad entrambi senza lasciar loro il tempo di reagire, sapendo che non sarò certo a corto di pallottole. Ce ne sono in abbondanza…
Afferro le loro armi e controllo dall’altro lato, nessuno in vista. Chiunque avesse sparato, e desideravo fosse davvero Candice, è già proseguito oltre. Non posso farmi attendere, odio arrivare in ritardo.
Passo sopra ai due cadaveri e mi avvicino alle scale che portano all’ultimo piano, dove una macchia di sangue si sta seccando sul pavimento, segnale che qualcuno era stato ferito.
Un urlo di dolore mi riporta l’attenzione all’ultimo piano, e mi muovo. Un incrocio di corridoi fa da palco ad uno spettacolo che non si vede nei vialetti sotto casa, il fumo di scena viene creato dalle armi che fanno fuoco, mentre le luci sono presagi di morte che vagano più veloci di quanto l’occhio riesca a cogliere. Scorgo la chioma bionda a ridosso del muro, e mi unisco al piccolo teatrino, un attore sbucato fuori all’ultimo minuto.
Quando faccio esplodere la testa ad un paio di loro, Candice mi vede ed un sorriso le illumina il volto sporco di sudore. “Chi si rivede…”
Non rispondo, perché non è il tempo per parlare. Immagino che gli altri non siano d’accordo per una pausa caffè, ora…