Dopo averlo torturato, Andrej ha parlato. Lo fanno tutti.
L’unico problema è stato il tempo, un cappio attorno al collo che più viene tirato e più ti avvicina alla morte, una corda che non riesci a togliere nemmeno con tutta la buona volontà di cui sei capace. Le informazioni che mi ha dato non sono complete, ma stavano arrivando i suoi uomini, e non potevo rimanere a chiacchierare col russo.
La chiesa che ho di fronte non è vuota, nonostante l’orario, e qualche anima persa entra o esce da questo angolo di effimera salvezza. Poso il libro che avevo preso dall’appartamento di Andrej, un racconto giallo di un qualche sconosciuto scrittore dimenticato da tutti, e mi preparo ad entrare nell’edificio, forse posso concedermi una pausa.
Dentro è quasi vuoto, le piccole fiamme delle candela muovono le ombre dei fedeli come creature impazzite dando un senso di irrealtà e ansia a tutto. Come ogni volta che entro in chiesa, mi sento fuori posto, io inadatto a lei o lei inadatta a me, una piccola e insignificante sfumatura.
Mi avvicino al confessionale, passando accanto ad una vecchia il cui sguardo è pieno di malizia e avidità, ed entro nello stanzino che copre il rumore delle mie scarpe, il suono della mia voce, la vista dell’ipocrisia seduta a qualche metro da me.
“Salve, figlio mio… Dimmi tutto.” La voce del prete è calda, suadente.
“Mi dispiace, padre, perché ho peccato.”
“Da quanto non ricevi la confessione?”
“Ogni volta mi manca il tempo…”
“Cosa vuoi che siano 10 minuti della tua vita, di fronte all’eternità della tua anima?”. Touchè.
“Ho peccato, padre. E non penso che lei possa assolvermi…”
“La bontà è il sentimento più grande… Parlami delle tue pene.”
Silenzio. Guardo attraverso la grata, il suo profilo è spigoloso, ma calmo.
“Ho ucciso molte persone. Ho tagliato molti rami.” Sono molto più freddo.
“Mio Dio…” la voce del prete trema, ora.
“Ho ucciso Delgado, ho lasciato in fin di vita Andrej.”
Il suo respiro si fa affannoso. Comincia a tremare. Tengo la voce calma e calcolata.
“E ora sono qui, padre” marco il tono su quest’ultima parola. “..perchè lei mi serve.”
Il prete alza la voce, forse qualcuno al di fuori riesce a sentirlo.
“Come osi? Come osi venire a minacciare un prete nella sua casa!”
Punto la pistola alla grata, sbattendola, e lo guardo negli occhi semi-nascosti dal ferro.
“Non è la vostra casa. E ora, mi segua… cosa vuole che sia una notte della sua vita, di fronte all’eternità dell’inferno?”