Mi risvegliai dal coma otto mesi dopo, in un letto d’ospedale. Ero un uomo qualunque, uno sconosciuto tra quelle bianche mura, e svuotato com’ero finsi di non ricordare niente di me, di non sapere la mia provenienza e il mio nome.
Iniziarono a chiamarmi Michael.
Cominciai a riprendermi, a tornare in forze e a riuscire a muovermi, ma continuavo ad avere un mal di testa terribile che mi colpiva in vari momenti della giornata. Non mi importava, dovevo uscire in fretta, avevo delle cose da fare.
Mi informai su quello che era successo… O meglio, su quello che i giornali raccontavano. Al porto c’era stata un’esplosione a opera di qualche trafficante clandestino, e la polizia aveva trovato solo un cadavere, ma per me non fu necessario leggere il nome per sapere la sua identità. Per loro io invece non ero presente, nessun ferito tra le macerie, niente di niente…
I medici dissero che ero stato trovato davanti alle porte di ingresso, nessuno era mai venuto a farmi visita e nessun fiore era rimasto ad appassire vicino al mio letto.
Me ne andai quando un’infermiera mi portò un biglietto, lasciato sul suo tavolo..
Aspettavo ti riprendessi. Se vuoi vedere la conclusione di tutto, vieni da lui.
Candice
Lui. Vincent. Quel figlio di puttana stava avendo sempre più potere, la sua mano cominciava a stendersi troppo al di fuori di questa città. Con la testa che mi scoppiava me ne andai dall’ospedale, e cercai di risalire a lui, o a Candice, seguendo i contatti che conoscevo e i corrotti che potevano avere un qualunque rapporto con lui.
Per alcune persone, la morte era l’unica soluzione.